Frammenti. Frammenti di passato e di presente.
Il mio professore del liceo lo diceva sempre: noi esistiamo grazie ai frammenti che lasciamo nelle persone.
Nel momento in cui lo sentii la prima volta avvertii un bisogno dentro al petto, come se la mia persona stessa mi richiedesse un qualcosa che in quel momento non capii.
Intesi davvero il senso di quelle parole dopo otto anni.
Nel frattempo la mia vita scorreva. E in quello scorrere scoprii il significato profondo di tante altre cose.
Assenza.
Fatica.
Morte.
Fallimento.
Solitudine.
Una coltre buia aveva coperto la mia esistenza.
Esistenza che avevo deciso di lasciar andare, non curandomi più della mia persona e di ciò che avessi attorno. Volevo andare via. Lontano.
Dove stavo in quel momento sentivo solo un peso costante sul petto.
Volevo partire, lasciare tutto. Mandare all'aria famiglia, amore, tutta una vita. All'aria, per cercare un qualcosa che non sapevo nemmeno cosa fosse.
Un giorno piansi così tanto da non riuscire più a respirare. Niente aveva più senso per me.
Poi, uno spiraglio.
Una bottiglia di vino ed aprii il cuore.
Dentro ci trovai una piccola luce. Una luce che il mio professore del liceo aveva deposto otto anni prima.
Voglio lasciare qualcosa al mondo.
Qualcosa di soltanto mio, un frammento di ciò che sono all'interno di un'altra persona. Una piccola luce, capace di illuminare il momento più buio e far da Virgilio nell'Inferno in cui, certe volte, la vita può trasformarsi.
Ecco perché ho cambiato la mia rotta verso acque ignote.
Ecco come ho trovato il mio tesoro perduto.
Questo è il racconto del mio viaggio.

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